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Cucina
Dossier
Castagne
IL CASTAGNO E LA CASTAGNA
Maria Maddalena Regno
Il castagno, nome scientifico
Castanea sativa, è pianta antichissima, presente allo stato selvaggio nella
zona mediterranea fin dai tempi preistorici, più esattamente dal
Cenozoico, cioè da quando ebbe inizio la distribuzione delle latifoglie sulla
terra.
Cresceva su una vasta area che comprende tutta l'Europa meridionale,
alcune località dell'Asia Minore, la costa settentrionale della Turchia,
la Grecia, l'Algeria, la penisola balcanica, l'Austria fino ai Carpazi. Può
essere trovato fossile anche in Germania, Inghilterra e Svezia, ma in queste
regioni è stato importato dall'uomo.
Il castagno è pianta longeva. Tuttora, sulla provinciale siciliana che da Sant'Alfio va a
Linguaglossa, è meta di turisti un
castagno chiamato "dei cento cavalli" poiché, dice la leggenda, sotto le sue fronde
si ripararono durante un temporale la regina Giovanna d'Aragona e i suoi
cento cavalieri, che può contenere un intero gregge di pecore e che,
secondo il botanico Payronal ha circa 3-4000 anni. E' considerato il più antico
esistente in Europa e il più vecchio d'Italia. Millenario era anche un albero citato da Bosc al principio dell'ottocento e
chiamato il "castagno di Sancerre". Gli inglesi ricordano un castagno
denominato "il grande albero di Tortworth" che secondo le leggende era
assai più antico del loro re Giovanni (quale non è dato sapere), oltre ad una
pianta del parco di Greenwich che si diceva piantata all'epoca del poeta Ecelyn,
e un altro ancora nel parco di
Kensington, tutti dichiarati millenari.
Longevo, il castagno, ma dallo sviluppo lento: ha bisogno di terreni che non
siano calcarei, ma profondi e ben drenati, raggiunge il massimo splendore a
cinquant'anni, con un'altezza che varia dai 25 ai 35 metri, i primi frutti li dà
attorno ai 25 anni.
Grande e antichissimo è il consumo che l'uomo ha fatto delle castagne: Marziale
(40 a.C.) afferma che nessuna città poteva gareggiare con Napoli nell'arrostire
le castagne, mentre Virgilio nel secondo libro delle Georgiche consiglia
d'innestare il castagno sul faggio e nelle Egloghe ricorda le castagne cucinate
con il latte e mangiate con il formaggio.
Nel 1700 ecco i marrons glacé, serviti allora solo nei banchetti dei nobili,
mentre più tardi si diffuse l'usanza di offrirli la notte di Capodanno come
augurio di felicità e di abbondanza. Sempre in quel periodo, a Parigi, grande
fortuna ebbe una specie di cioccolata prodotta dal farmacista Bonneau e
confezionata con metà peso di cacao e metà di farina torrefatta di castagne
secche.
La
castagna resta uno dei più richiesti frutti autunnali, estremamente versatile
poiché si adatta a preparazioni sia salate sia dolci. Che differenza c'è fra
castagne e marroni? Le prime sono il frutto del castagno selvaggio, ogni riccio
ne contiene tre (ecco perché se ne trovano spesso senza la classica bombatura:
è la castagna che sta nel mezzo), mentre il marrone proviene da alberi
coltivati e sempre migliorati con successivi innesti, ogni riccio contiene un
solo frutto. Per ogni 100 g, la castagna fornisce 250 calorie, alle quali vanno
aggiunte quelle di eventuali condimenti e zuccheri.
Le castagne sono usate anche nell'allevamento degli animali: la carne di maiali
e galline acquista un sapore migliore e una maggiore consistenza, quando
nell'alimentazione entrano castagne e cascami di sfarinatura.
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